Toxoplasmosi – Diagnosi e cura

Come si diagnostica.

La diagnosi viene fatta tramite il cosiddetto Toxo-Test, cercando nel sangue materno due tipi di anticorpi contro il toxoplasma: IgM prodotti nella prima fase della malattia, quella più rischiosa per il nascituro; IgG presenti nell’organismo nella fase successiva quando la donna è immunizzata e quindi considerata non più a rischio.

L’ideale sarebbe conoscere la propria situazione prima della gravidanza. Se così non fosse è imperativo effettuare il Toxo-Test nella prima tranche di esami e comunque entro le prime 8 settimane. Se sono presenti gli anticorpi IgG non è necessario rifare il test, viceversa è necessario controllare mensilmente che la donna non abbia contratto la malattia durante la gestazione. L’esame è a carico del SSN per tutta la durata della gravidanza.

Quando dovessero essere rilevati anticorpi IgM tramite il Toxo-Test, l’infezione viene considerata comunque presunta e si procede con esami mirati per appurarne la presenza in modo certo.

Come si cura.

Se la malattia viene contratta durante la gravidanza si cura con antibiotici mirati, di solito ben tollerati da gestante e nascituro, con l’obbiettivo di evitare la trasmissione dell’infezione da madre a figlio. E’ tanto più pericolosa per il feto quanto più precocemente nella gravidanza viene contratta. E’ comunque importante sottolineare che la probabilità di trasmissione aumenta col procedere della gravidanza passando dal 20% nel primo trimestre ad oltre il 60% nel terzo.

Con le cure attuali oltre il 90% dei feti con toxoplasmosi congenita non presenta sintomi evidenti alla nascita. E’ comunque parte del protocollo sanitario il controllo del bambino durante il primo anno di vita con esami specifici, per escludere la presenza di danni all’occhio o all’encefalo, che possono manifestarsi successivamente, durante i primi mesi o anni di vita.

 


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Nota: Questo articolo ha solo scopo divulgativo, non sono un medico nè ciò che vi è scritto sostituisce e/o integra un parere medico.